BOLOGNA DOVUNQUE
29 SETTEMBRE - 19 OTTOBRE
Personale di Vittorio Giardino omaggio alla sua città
Bologna, SalaBorsa




Immagini edite e inedite di Bologna, in primo piano e sullo sfondo,
nascosta dove potrebbe essere e dove non potrebbe mai

Inaugurazione, 29 settembre 2025


Vittorio Giardino dialoga con Paolo Gallinari, presidente ANAFI


Vittorio Giardino guida personalmente il pubblico tra i pannelli della mostra


Il grande pannello dedicato all'Ospedale Sant'Orsola

ORGOGLIOSE NOTE SU INTERVENTI IN MOSTRA

Francesco Guccini, Carlo Lucarelli, Loriano Macchiavelli

A rileggere questi testi oggi, nel 2025, sono sorpreso nel vedere quanta presunzione abbia mostrato un giovane fumettista di belle speranze rivolgendosi senza vergogna ad autori di successo per avere un commento al suo primo personaggio, Sam Pezzo. Eppure gli interpellati risposero. E quali risposte!
Ancora oggi la cosa mi commuove, e non riesco a immaginare nessun' altra motivazione che la loro generosità.
Sono felice e orgoglioso di riproporli come parte integrante e importante della mostra.
Vittorio Giardino

INVENTARE UNA VITA
di Francesco Guccini


… Sam Pezzo è all’apparenza un duro americano, ma le sue storie, almeno le prime, si svolgono in una città che se non è Bologna poco ci manca: ascolta, nel ’76, Piazza bella piazza di Claudio Lolli, difficilmente udibile da un detective U.S.A., c’è il diurno che c’era a Palazzo Re Enzo, c’è una piazza Green’s che forse è la stessa piazza Verdi dell’università felsinea, c’è una Acri road e, guarda caso, a Bologna c’è una via Acri.
E’ un duro, Pezzo, ma circondato dall’ironia dell’autore. Spara e uccide anche, conosce misteriose tecniche di lotta orientale con le quali fa secco uno, le dà quindi ma le prende (oh se le prende!) e lo feriscono anche (di striscio, come Tex Willer). Ma ha anche i vantaggi del duro hard boiled, a ogni avventura finisce a letto con la bella di turno, anche se da vero duro può, una volta, per stanchezza, addormentarsi indifferente, con lei che lo guarda indignata e delusa.
Caso a parte Lia Wang, la cinese, che, se esiste e dove – soprattutto guardando la tavola del ventaglio (diciamo così) – temo purtroppo sia e rimanga un segreto personale di Giardino …

SULLE TRACCE DI SAM
di Carlo Lucarelli


Dice il Vangelo degli investigatori privati che quando una rossa dalla carrozzeria mozzafiato che risponde al nome di Polly, Kathy o Thelma, entra nel tuo ufficio ancheggiando sui tacchi alti e ti chiede di cercare una persona scomparsa, è meglio stare in guardia, perché di solito sono guai, guai grossi. Ma se a chiederlo è un ex ingegnere di Bologna che disegna fumetti e si chiama Vittorio Giardino, allora, pensavo, non dovrebbero esserci sorprese.

Be’, mi sbagliavo. “Non so se lei sia un lettore di fumetti” mi dice il tipo. “Se lo è, o almeno lo è stato, può darsi che abbia sentito parlare del detective privato Sam Pezzo, attivo a Bologna tra il 1979 e il 1983. Nel 1991 è scomparso e da allora non se ne sa più nulla. Forse lei può aiutarmi a trovarlo.”

Se conosco Sam Pezzo? Mi chiede se conosco Sam? Dico, quando si fa un mestiere come il mio, e soprattutto quando lo si fa a Bologna, non si può non conoscere Sam Pezzo. Uno che con le sue storie ha dimostrato che un genere come l’hard boiled, il poliziesco d’azione all’americana, possa anche parlare italiano e possa farlo in maniera originale, con nuovi sentimenti e nuove contraddizioni. Uno che è la dimostrazione vivente dell’intuizione di maestri come Dashiell Hammett e Raymond Chandler che con questo genere di narrativa (non importa se con i romanzi, il cinema o i fumetti) si può dare voce con impegno alla cruda realtà della vita e della strada. E poi, uno dei primi ad aver fatto capire a tutti che anche Bologna, e guardarla dall’angolazione giusta, è una strana città e che il mistero, che affascina e che fa paura, non si nasconde soltanto dietro il fumo dei tombini di New York, ma anche sotto i portici di una città che è così particolare e universale allo stesso tempo, così metropoli, come la Isola di Ed McBain.

Certo che lo conosco, Sam Pezzo. Un uomo, come direbbe Chandler: “sulla strada dei criminali deve camminare un uomo che non è un criminale, che non è un tarato, che non è un vigliacco … un uomo completo, un uomo comune eppure un uomo come se ne incontrano pochi. Deve essere, per usare un’espressione un poco abusata, un uomo d’onore, per istinto, per necessità … deve esserlo senza pensarci e, certamente, senza parlarne troppo.” Così è Sam Pezzo, detective privato, bastardo di professione, duro.

Ma non è solo questo. Sam Pezzo è uno che le dà, ma spesso, molto spesso, le prende, un incassatore più che un vincente, uno che ha un suo senso delle cose e tira dritto su quello, con ironia e passione, nel tentativo di far quadrare il mondo. Uno pieno di contraddizioni, che nel suo mestiere riesce anche a essere romantico, sentimentale, ottimista e socialmente, civilmente arrabbiato. Uno così, insomma.

E’ ovvio che dietro a Sam Pezzo c’è Vittorio Giardino, un maestro del disegno, di quella “linea chiara”, così pulita e così ricca di particolari, ma particolari importanti, che le vignette te le vedi, piene e vive come fotogrammi di cinema. Un genio della trama e dell’intreccio, che si snoda attraverso i colpi di scena del poliziesco più classico e alla fine torna tutto, con quella razionalità che sta a metà fra il giallista e l’ingegnere. Uno che quando scrive e quando disegna scompare, risucchiato da una solitudine che lo cancella dal mondo e scrive e disegna ogni storia come se dovesse essere l’ultima, come dovrebbero fare tutti e sempre. Un grande, insomma, ma non importa. Quando certi personaggi sono belli e funzionano è come se esistessero davvero, come se vivessero di vita propria e andassero avanti da soli. Sam Pezzo, per esempio, fermo in piedi su un pavimento quadrettato da sottoportico, una mano affondata nella tasca del trench chiaro, la cravatta a righe che spunta da sotto il colletto rialzato sulla nuca. Si accende una sigaretta che gli pende da sotto quei baffi neri e compatti che gli nascondono le labbra, gira lo sguardo di lato, sotto la tesa del cappello e ti fissa. Non sorride, non apparentemente, ma basta guardarlo un po’ negli occhi per capire che lo sta facendo dentro. Oppure quando si prende una sberla da Lia Wang, una splendida ragazza cinese che riesce a essere sensualmente dolce e ferocemente dura. Gira la testa di lato, di scatto e lo senti,lo vedi da come stringe gli occhi, che quello è uno schiaffo che non gli brucia solo sulla guancia mal rasata, ma anche dentro, da qualche parte tra lo stomaco e il cuore. O quando se ne sta nascosto nel buio, con la pistola in mano, a fissare una porta a vetri. E’ un duro, Sam Pezzo, è arrabbiato ma basta guardare la sua ombra disegnata sul muro alle sue spalle per capire che ha paura.

Okay, allora: Sam Pezzo. Dov’è finito? Comincio a dargli la caccia. Come avrebbe fatto lui, chiedo in giro a chi lo conosce e sono tanti. Quasi tutti gli autori di noir dell’attuale generazione, sottoscritto compreso, che assieme a Hammett, Scerbanenco e Dostoevskij hanno i fumetti nelle loro letture formative e senza Sam Pezzo non scriverebbero le cose che scrivono. Okay, ma non basta. Batto gli ultimi posti in cui è stato visto, numeri di meravigliose riviste ormai estinte, fantomatiche raccolte in volume. Metto sotto torchio i negozianti di fumetti, un lavoretto classico, maniche di camicia, lampada puntata sul viso, ore e ore di interrogatorio, ma niente. Sam Pezzo è passato di lì ma adesso non c’è più. E’ esaurito e non sono il solo a cercarlo.

Sto per gettare la spugna quando, proprio come succede a lui nelle sue storie, ecco l’indizio fortunato. Una soffiata mi parla di una casa editrice di Milano. Dicono che per un po’ Sam Pezzo si potrà trovare lì. Si chiama Lizard. Lizard, bel nome. Mi apposto sotto il suo portone, nascosto nell’ombra del vicolo, rialzo il bavero del trench e mi calo sugli occhi la tesa del cappello. Se fumassi mi accenderei una sigaretta, ma non importa. Aspetto. Appena esce lo prendo.

UN CONSIGLIO DA AMICO
Caro Carlo Lucarelli,
sono venuto in possesso di una copia delle pagine che lei ha scritto su di me. Immagino che si chiederà come ho fatto, ma non glielo dirò: ogni investigatore ha i suoi segreti. E’ un pezzo ben scritto ma non è questo il punto. Vedo che Giardino le ha dato l’incarico di ritrovarmi e che lei è già arrivato fino alla Lizard.
Non so come abbia fatto, immagino che anche lei abbia i suoi segreti, ma non importa. E’ chiaro che lei è uno che non scherza, sa come vanno usate le parole e quando sfodera la penna non sbaglia un colpo. Mi hanno detto che Giardino è entusiasta del suo lavoro e non vede l’ora di incontrarla. Me l’aspettavo.
Temo che presto dovrà difendersi dai suoi eccessi di ammiratore. Comincerà a telefonarle a qualunque ora del giorno e della notte e la inonderà di mail e di fax. Vuole un consiglio? Lo fermi subito o non se ne libererà tanto facilmente.
Io l’ho avvertita. Qualunque cosa succeda, non potrà dire che non l’ho messa in guardia.
Cordialmente.
Sam Pezzo
P.S. Mi saluti il commissario De Luca, quando lo vede.

SAM PEZZO E SARTI ANTONIO
di Loriano Macchiavelli


La prima volta che ho incontrato Vittorio Giardino, se non ricordo male (potrebbe accadere, anzi, accade), correva l’anno 1979 e nelle edicole correvano i primi numeri de”Il Mago”, che ci hanno poi tenuto compagnia e fatto sorridere amaro per molto tempo. Da quel 1979, Vittorio Giardino mi ha accompagnato per un buon tratto di strada. Infatti, qualche anno dopo (1982) l’ho rivisto sulle pagine di “Orient Express”, fondato, diretto, stampato, venduto e tutto il resto, dal mai abbastanza elogiato Luigi Bernardi.

Poco dopo, Sarti Antonio si trovò faccia a faccia (o pagina a pagina) con Sam Pezzo sullo stesso “Orient Express”, e sempre per merito di Luigi Bernardi. Così i due si incontrarono per la prima volta. Cosa c’entra Sarti Antonio con Sam Pezzo? Cos’hanno da spartire Sam Pezzo e Sarti Antonio, sergente? Nulla. A prima vista. Ma se ci guardiamo dentro, ci accorgiamo che qualcosa in comune ce l’hanno. A cominciare dalla data di nascita.
Sam Pezzo nasce negli anni ’70. Esattamente come negli anni ’70 nacque Sarti Antonio, sergente. Dice: ”Ma Sam è nato nel ’79 e Sarti nel ‘74”. Fa differenza? Entrambi hanno respirato l’atmosfera di quei meravigliosi anni settanta e di quei meravigliosi anni settanta sono due dei pochi frutti che ancora possiamo gustare senza storcere il naso al sentore di muffa. Un po’ di autostima non fa male. Andiamo avanti.

Giardino non lo dice, ma non importa. Noi lo sappiamo e lo sveliamo: Sam Pezzo vive e si muove in una città che, a prima vista, potrebbe essere una qualunque città degli Stati Uniti, ma in realtà (scrivere realtà per il fumetto fa ridere, ma me lo consento da solo) non può essere che Bologna. Lo stesso luogo dove si muove, vive e forse, chissà, un giorno morirà Sarti Antonio, sergente.
Sam Pezzo, una volta imboccata la strada delle indagini, non si ferma, va avanti dritto come un filo a piombo, fino a che non arriverà a capirci qualcosa. Anche se gli tolgono l’incarico; anche se gli dicono:”Grazie, basta così, puoi togliere il disturbo”. Lo stesso fa Sarti Antonio: Raimondi Cesare, ispettore capo, gli toglie le indagini e, magari, lo mette sotto inchiesta, ma lui va avanti. Utilizzando le sue ferie, se la routine non gli consente di indagare durante le ore di servizio.
Entrambi, Sam e Antonio, dunque, arrivano alla conclusione, che è sempre triste, che non risolve i casini del mondo, che aggiunge tristezza alla disillusione e sconfitta a sconfitta. L’onestà intellettuale e l’onestà nei rapporti con il prossimo e con il suo mestiere sono un altro punto di contatto fra i due personaggi. Una onestà che, con i tempi che corrono, rischia di diventare un difetto imperdonabile. Se non un’infrazione da punire a termine di legge. Di una legge che, prima o poi, i nostri politici vareranno per tutelarsi ulteriormente. Prescriverà, tale legge, che l’onestà ha un limite oltre il quale non è tollerabile e andrà perseguita. Sono sicuro che sia Sam Pezzo che Sarti Antonio sanno che ci si arriverà a una siffatta legge, ma non faranno nulla per adeguarvisi. Si illudono, i due, che sarà il mondo a cambiare, non loro.

Per finire con i punti di contatto fra i due, ci sono le donne. Per finire momentaneamente, in attesa di approfondire la conoscenza con entrambi, perché i personaggi di fantasia, scritti o disegnati che siano, non si conoscono mai abbastanza. Sam Pezzo è uno dei tanti delusi dalle donne, forse per colpa sua, non lo so. Sarti Antonio non ne ha ancora trovata una che possa vivergli accanto più del tempo di una avventura.